Lexambiente - Rivista Trimestrale di Diritto Penale dell'Ambiente
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Cass. Sez. III n. 03657 del 29 gennaio 2026 (CC 20 nov 2025)
Pres. Di Nicola Rel. Amoroso Ric. Di Concetto Nizia
Ambiente in genere.Inapplicabilità delle proroghe automatiche alle concessioni demaniali non "nuove".
Con riferimento al reato di occupazione abusiva di spazio demaniale (art. 1161 cod. nav.), la proroga legale dei termini di durata delle concessioni marittime prevista dall'art. 1, comma 18, d.l. n. 194 del 2009 si riferisce esclusivamente alle concessioni "nuove" (sorte dopo la legge n. 88 del 2001) e non opera per i titoli proseguiti oltre la scadenza naturale solo in virtù di meccanismi di rinnovo automatico, incompatibili con la Direttiva 2006/123/CE. L'occupazione di tali aree, in assenza di un atto espresso di rinnovazione, deve ritenersi sine titulo, integrando il fumus del reato. Non sussiste violazione del divieto di immutatio libelli qualora il giudice del riesame confermi la misura sulla base di una diversa qualificazione giuridica dell'invalidità del titolo, restando immutato il fatto storico contestato. Il periculum in mora è insito nella natura permanente dell'illecito e nel rischio di protrazione dell'offesa al bene pubblico.
Consiglio di Stato Sez. II n. 425 del 20 gennaio 2026
Urbanistica.Vigilanza edilizia, affidamento e distinzione tra opere sanate e nuovi abusi
I provvedimenti adottati dal Comune a seguito dell’accertamento di difformità tra il realizzato e l'autorizzato costituiscono espressione del potere di vigilanza sull’attività edilizia e non di autotutela; ne consegue che l'amministrazione non è soggetta ai limiti temporali o procedimentali tipici dell'annullamento d'ufficio. Non è configurabile la violazione del principio del ne bis in idem qualora l'istruttoria processuale (anche tramite verificazione) dimostri che il manufatto sanzionato è strutturalmente e dimensionalmente diverso da quello oggetto di una precedente sanatoria. Il giudice amministrativo può legittimamente verificare il presupposto fattuale dell'abuso introdotto nel thema decidendum senza per questo sostituirsi alla discrezionalità della P.A.. Infine, in sede di repressione degli abusi edilizi, il carattere vincolato del potere sanzionatorio e la natura permanente dell'illecito escludono la tutela di un affidamento legittimo del privato, risultando irrilevante il tempo trascorso dalla commissione delle opere non assentite o non corrispondenti ai titoli pregressi
Cass. Sez. III n. 3840 del 30 gennaio 2026 (UP 11 dic 2025)
Pres. Ramacci Rel. Di Stasi Ric. Galluccio
Rifiuti.Natura personale delle autorizzazioni ambientali e disciplina del deposito temporaneo
In tema di reati ambientali, l'autorizzazione allo scarico e quella per le emissioni in atmosfera hanno natura personale ("intuitu personae"), con la conseguenza che il titolare di una nuova impresa subentrante non può giovarsi dei titoli rilasciati al precedente gestore, né la mera richiesta di voltura può considerarsi atto equipollente al prescritto provvedimento espresso. Con riferimento alla gestione dei rifiuti, l'onere della prova circa la sussistenza dei requisiti legali del "deposito temporaneo" spetta a chi ne richiede l'applicazione, trattandosi di disciplina eccezionale e derogatoria; il superamento del limite temporale annuale previsto dall'art. 185-bis d.lgs. 152/2006 trasforma il deposito in stoccaggio illecito sanzionabile penalmente. Ai fini dell'art. 131-bis cod. pen., la reiterata e continuativa compromissione dell'ambiente integra una gravità del fatto ostativa al riconoscimento della particolare tenuità.
Consiglio di Stato Sez. VI n. 404 del 19 gennaio 2026
Ambiente in genere.Natura dell’AIA e limiti al potere inibitorio comunale
L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) costituisce un titolo unico e onnicomprensivo che assorbe le valutazioni di conformità urbanistica; pertanto, il Comune non può inibire autonomamente un’attività industriale legittimamente autorizzata dalla Regione, dovendo semmai sollecitare la riconvocazione della Conferenza di servizi. È illegittimo l’ordine di demolizione che includa manufatti oggetto di una domanda di condono edilizio ancora pendente, operando in tal caso la sospensione legale dei procedimenti sanzionatori. Integra il vizio di eccesso di potere per sviamento l’adozione di ordinanze di demolizione o inibitorie che, pur formalmente giustificate da difformità edilizie, mirino surrettiziamente a impedire lo svolgimento di un’attività di gestione rifiuti già autorizzata, violando il principio di tipicità degli atti e il riparto di competenze previsto dal d.lgs. n. 152/2006. La compatibilità urbanistica di un impianto in zona produttiva deve essere valutata con favore qualora le norme tecniche non escludano espressamente le attività manifatturiere e di trattamento materiali
Il sequestro preventivo impeditivo e il sequestro ai fini di confisca nel diritto penale ambientale: profili critici di un uso espansivo
di Fabio GANDELLI
Cass. Sez. III n. 03841 del 30 gennaio 2026 (UP 11 dic 2025)
Pres. Ramacci Rel. Di Stasi Ric. PM in proc. Sciascia
Urbanistica.Mutamento di destinazione d'uso e decreto Salva Casa
Il mutamento di destinazione d'uso tra categorie funzionali diverse (cd. "verticale") continua a richiedere il titolo abilitativo edilizio qualora l'immobile sia situato in zone diverse da quelle residenziali, commerciali o produttive (zone A, B e C ex d.m. 1444/1968) o qualora interessi la categoria rurale, espressamente esclusa dalla semplificazione introdotta dal d.l. 69/2024 (cd. "Salva Casa"). Ai fini della valutazione della rilevanza penale della condotta, il giudice di merito ha l'obbligo di accertare analiticamente: a) il tipo di mutamento realizzato; b) la categoria funzionale di partenza e quella di arrivo (specialmente se agricola); c) l'eventuale esecuzione di opere e la loro consistenza; d) la presenza di titoli abilitativi. La carenza di motivazione su tali elementi, decisivi per stabilire l'aggravio del carico urbanistico, determina la nullità della sentenza di assoluzione per violazione di legge.
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