Lexambiente - Rivista Trimestrale di Diritto Penale dell'Ambiente
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Cass. Sez. III n. 14231 del 20 aprile 2026 (UP 12 mar 2026)
Pres. Ramacci Rel. Corbetta Ric. Cavallo
Rifiuti. Natura di rifiuto, regime dei sottoprodotti e particolare tenuità del fatto
La qualificazione di un materiale come rifiuto dipende da indici obiettivi che rivelino l'azione di "disfarsi" del bene (art. 183 d.lgs. 152/2006), quali l'accumulo progressivo nel tempo, l'eterogeneità dei materiali e la loro allocazione disordinata, restando irrilevanti le valutazioni soggettive di utilità del detentore. In materia ambientale, l'onere della prova circa la sussistenza delle condizioni per l'applicazione di regimi derogatori, quali quelli del "sottoprodotto" o del "deposito temporaneo", grava interamente sull'imputato, il quale deve fornire specifica documentazione tecnica sul ciclo di produzione e sul futuro e certo reimpiego. Infine, l'ingente quantità di rifiuti (nella specie 500 mc) e il protrarsi della condotta illecita per un arco temporale significativo (almeno tre anni) integrano elementi di fatto che precludono il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis cod. pen.
Consiglio di Stato Sez. IV n. 2972 del 14 aprile 2026
Rifiuti. Legittimazione del proponente e discrezionalità nella localizzazione degli impianti di rifiuti
Sussiste la legittimazione e l'interesse ad agire dell'impresa del settore rifiuti avverso gli atti di pianificazione regionale che stralciano la localizzazione di un impianto da essa proposto. L'inserimento di un intervento nella programmazione e il relativo cofinanziamento pubblico aumentano infatti le probabilità che l'opera sia effettivamente realizzata, configurando un vantaggio concreto per il proponente. In ordine alle competenze, la Giunta regionale è legittimata ad approvare variazioni tecniche al Piano regionale di gestione dei rifiuti in forza della competenza residuale attribuitale dallo Statuto. La rimozione di un sito dalla programmazione, motivata dalla sopravvenuta contrarietà espressa dal Comune interessato, non costituisce un atto di autotutela (revoca o annullamento), bensì un legittimo esercizio di discrezionalità amministrativa. Non è infatti né illogico né abnorme che la Regione, priva del potere di imporre localizzazioni contro la volontà delle comunità locali, ricerchi soluzioni alternative per garantire il principio di autosufficienza nella gestione dei rifiuti
Cass. Sez. III n. 14229 del 20 aprile 2026 (UP 11 mar 2026)
Pres. Ramacci Rel. Di Stasi Ric. Augello
Rifiuti. Gestione illecita e distinzione tra "attività" e "occasionalità"
In tema di gestione illecita di rifiuti, il reato di cui all’art. 256, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006 ha natura istantanea e si configura ogniqualvolta la condotta, pur se consistente in un unico atto, non sia assolutamente occasionale. La non occasionalità è desumibile da indici sintomatici quali la natura e il dato ponderale dei rifiuti, l'utilizzo di mezzi adeguati e la presenza di una pur minimale organizzazione, elementi che qualificano la condotta come "attività" di gestione rilevante ai fini penali.
Consiglio di Stato Sez. IV n. 3026 del 17 aprile 2026
Rifiuti. Natura temporanea della variante ex art. 208 d.lgs. 152/2006 e poteri conformativi comunali.
L’autorizzazione unica regionale per impianti di smaltimento e recupero rifiuti ai sensi dell’art. 208 d.lgs. n. 152/2006, pur costituendo variante allo strumento urbanistico, ha natura eccezionale e temporanea, cessando di produrre effetti alla scadenza del titolo o al venir meno dell’esigenza che l'ha determinata. Ne consegue che il Comune, nell'esercizio della propria funzione fondamentale di pianificazione, riacquista la piena discrezionalità nel conformare il territorio, potendo legittimamente imprimere una destinazione a "tessuto agricolo" ad aree già interessate da tali impianti al fine di garantirne l'integrazione in contesti rurali o limitare il consumo di suolo. Tale scelta non integra una violazione dell’affidamento del privato alla stabilità della zonizzazione produttiva ("reformatio in peius"), in quanto la variante regionale "ad tempus" non fonda un’aspettativa consolidata che possa prevalere sull’interesse pubblico all’ordinato governo del territorio e sulla tutela dei valori naturalistici e ambientali
TAR Liguria, Sez. II, n. 459 del 25 febbraio 2026
Urbanistica. Consolidamento della S.C.I.A. edilizia e termini per la tutela del terzo
In materia edilizia, il potere dell’Amministrazione di intervenire su una S.C.I.A. si consuma decorso il termine ordinario di trenta giorni per il controllo e quello ulteriore di dodici mesi per l’autotutela "anomala" ex artt. 19 e 21-nonies L. n. 241/1990. Tale termine per l'autotutela riveste natura decadenziale anche per il terzo controinteressato: costui, per impedire il consolidamento del titolo e la consumazione del potere pubblico, ha l’onere di esperire l'azione giurisdizionale (azione contra silentium o impugnazione del provvedimento di diniego) entro lo spirare del medesimo termine, non essendo a tal fine sufficiente l’invio di diffide o atti stragiudiziali. Il superamento di tali limiti temporali è consentito solo in caso di vizi "radicali" — come l’utilizzo della S.C.I.A. per interventi soggetti a permesso di costruire — o qualora il titolo sia stato ottenuto sulla base di false rappresentazioni dei fatti ai sensi dell’art. 21-nonies, comma 2-bis, L. n. 241/1990. In assenza di tali presupposti, il mutamento di destinazione d'uso con opere (nella specie da cantina a ristorante) deve ritenersi definitivamente consolidato una volta decorsi i termini di legge per l'esercizio dei poteri inibitori
Un recepimento monco e un passo indietro di vent’anni nell’azione giudiziaria di tutela penale dell’ambiente. La nozione di “abusività” della condotta nello schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva UE 2024/1203
di Matteo CERUTI
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